Cinque cose che non sai su… i Mandarini

Con l’avvicendarsi di un nuovo anno solare, la conclusione delle festività natalizie e il pieno avvento della stagione invernale ci sono alcuni “simboli” che rendono questa successione di eventi più armonica e naturale e, se da un lato ci fanno compagnia nei momenti di festa, dall’altro ci aiutano a combattere i malanni di stagione. Oggi parliamo dei mandarini. Cibo che, oltre ad avere effetti benefici per l’organismo, è considerato un portafortuna per la sua forma tonda, simbolo di infinito. Non sono presenti soltanto sulle nostre tavole ma anche, e a maggior ragione per quanto vi diremo a breve, sulle tavole orientali dove hanno un forte significato simbolico tanto che vengono regalati nel Capodanno cinese per augurare prosperità, fertilità e longevità. Ora andiamo alla scoperta di altre cinque cose che non sapete su…i Mandarini! Buona lettura!

  1. I mandarini sono piante sempreverdi appartenenti alla famiglia delle Rutacee ed hanno bisogno, come tutti gli agrumi, di un clima temperato-caldo per poter crescere. Crescono al meglio con temperature comprese tra i 13 ed i 30° C. In Italia sono coltivati soprattutto in Calabria e Sicilia, ma anche in Campania e nel territorio che si affaccia sul Golfo di Taranto. Esistono diverse tipologie di mandarini tra cui il Mandarino King, la cui varietà Avana da vita a numerose selezioni (alcune delle quali apirene, ovvero senza semi), il Mandarino Cleopatra, originario dell’India, resistente alle basse temperature, ed il Mandarino Satsuma, originario del Giappone, le dui piante sono utilizzate anche a scopo ornamentale per la persistenza dei frutti. La varietà più diffusa in Italia è l’Avana, molto succosa e più dolce rispetto alle altre varietà per la presenza di una maggiore quantità di saccarosio.
  2. I mandarini li troviamo sulle tavole europee nel XIX secolo ma la loro origine è molto più antica. Il mandarino, con il cedro ed il pomelo è tra gli alberi di agrumi più antichi di sempre, come testimoniano ritrovamenti fossili nella regione cinese dello Yunnan. Sono stati coltivati originariamente in Cina ed Indocina ed il loro nome deriverebbe dal colore degli abiti indossati dai potenti funzionari cinesi che avevano il compito di trasmettere all’imperatore il volere del cielo. Il termine originario cinese era Guan che indicava i funzionari addetti al ritiro di mandarini di grosse dimensioni da presentare all’imperatore.
  3. I mandarini sono ricchi di vitamina C, ma contengono anche vitamine del gruppo B, la vitamina A, flavonoidi, considerati dei potenti antiossidanti, e diversi minerali, tra cui il bromo che produce un effetto rilassante sul sistema nervoso. Dai mandarini si ricavano oli essenziali per alimenti e profumi, estratti dalla spremitura a freddo delle loro bucce. Favoriscono la digestione e, secondo gli scienziati del National Institute of Fruit Tree Science consumare mandarini ridurrebbe il rischio di contrarre tumori, proteggendo apparato digestivo e fegato, e ictus e salvaguarderebbe la salute del cuore.
  4. Tra le sagre incentrate su questo agrume citiamo la Sagra del Mandarino e degli agrumi del Golfo di Taranto, che si tiene a metà dicembre a Palagiano.
    Parlando di mandarini del sud Italia, un accenno non possiamo non farlo al Mandarino di Ciaculli, una mutazione gemmaria del mandarino Avana e Presidio Slow Food. Ci troviamo alla periferia di Palermo, dove sono coltivati questi mandarini tardivi, dalla scorza molto sottile, e dall’abbondante succo. Non appena si inizia a sbucciare un mandarino di Ciaculli un piacevole ed intenso profumo comincerà a propagarsi per la casa. Provare per credere!
  5. Numerosi i cibi che si possono preparare con questo agrume tra i quali marmellate, torte, liquori e gelati.
    Vi proponiamo la ricetta, abbastanza semplice, per realizzare la marmellata di mandarini.
    Ingredienti: 1 kg di mandarini e 350-400 gr di zucchero.
    Procedimento: Lavate i mandarini; scaldate l’acqua in una pentola e, quando l’acqua raggiunge il punto di ebollizione, immergere i mandarini per 5-6 minuti. Lasciateli raffreddare e tagliateli a pezzi, togliendo i semini (non c’è bisogno di sbucciarli) quindi frullateli. Versate questa purea in una tegame con un bicchiere d’acqua e lo zucchero. Cuocere il composto per 45-50 minuti, mescolandolo spesso. Una volta pronta mettere in vasetti sanificati.

2 commenti

  1. Molto buono! Simple, directo e con molta informazzione. Me piace molto. Il mio italiano non è molto buono, peró ho capito tutto que hai detto! 👏👏

    1. Grazie per l’apprezzamento! E continua a seguirci

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