Cinque cose che non sai su… il Marocchino

Non siamo qui per parlare di politiche migratorie e di integrazione, certi argomenti li lasciamo ad altri. Quello che ci interessa è scoprire qualcosa di più sul Marocchino, la bevanda tipica piemontese. Forse meno celebre dei suoi cugini Bicerin e Mocaccino ma non per questo meno apprezzato. Cominciamo subito altrimenti si fredda. Buona lettura!

  1. Il nome di questa bevanda è legato al suo colore, del tutto simile a quello di un particolare tipo di cuoio chiamato appunto marocchino.
  2. Il marocchino è nato nel Bar Carpano di Alessandria, davanti a dove c’era la fabbrica di cappelli Borsalino. Pare che durante una pausa caffè, uno degli operai dopo aver chiesto al barista del caffè macchiato abbia esclamato “U smea in maruchën!” che tradotto significa “sembra un marocchino”, facendo allusione alla striscia di cuoio che veniva inserita nei cappelli.
  3. Altri nomi del marocchino sono Cavour e Montecarlo per essere più “politically correct“, nomi che non fanno allusione a nessuna nazionalità ma che sono decisamente meno diffusi.
  4. Ma come si prepara il marocchino? Per la sua versione classica sono sufficienti tre soli ingredienti: caffè, latte e cacao. Per prima cosa bisogna preparare un buon caffè espresso. Quindi montate il latte per ottenere una schiuma compatta. Versate l’espresso in un bicchierino di vetro trasparente, ricopritelo con una spolverata di cacao, aggiungete la crema di latte montata fino a riempire il bicchiere e concludete con una seconda spolverata di cacao.
  5. Diverse sono le varianti al classico marocchino. Ad esempio versando del cacao anche sul fondo del bicchierino prima di versare il caffè. Una golosa alternativa consiste nell’aggiungere del cioccolato fuso al caffè e la panna montata a creazione ultimata. Ancora, potreste deliziarvi con il marocchino “Bonét“, per rendere onore al dolce tipico piemontese. E non finisce qui.

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