Cinque cose che non sai su… I Taralli Pugliesi

Ci sono tante ricette, in ogni regione d’Italia e posto del Mondo, nate in periodi difficili. Vere e proprie tradizioni culinarie, frutto dell’ingegno dell’uomo, dell’esigenza di adattarsi alle ristrettezze economiche del tempo e dell’astuzia, domestica, di dover portare qualcosa di gustoso a tavola.
Quello che oggi è riconosciuto come uno dei prodotti pugliesi più apprezzati e icona di convivialità e condivisione, penetra la sue radici nella storia contadina della regione, diventandone baluardo di resilienza.
Una “Corona” da portare a testa alta, che ha valorizzato, come poche altre pietanza, ingredienti che non sono mai mancati nelle dispense pugliesi, anche in periodi di magra: farina,olio extravergine, vino bianco e sale. Si, parliamo di loro: i Taralli Pugliesi. In quest’articolo della rubrica “Cinque cose che non sai su…” ripercorreremo le origini, le curiosità, i consigli per prepararli in casa : scommettiamo che vi sembrerà come di essere stesi sulle spiagge del Salento o tra gli ulivi che ballano la pizzica? Provare per credere.

  1. Mito o leggenda?  Una leggenda che non pone le sue basi su prove scritte, tramandata come un mito di padre in figlio, pone l’origine dei taralli nel lontano 1400. O giù di lì. Di certo c’è un aspetto che rafforza la tesi: la carestia che affliggeva la popolazione contadina di quei tempi. Si narra che una madre, preoccupata di non avere pane per sfamare i propri figli, provò ad impastare quel poco che aveva in dispensa. Farina di cereali, olio d’oliva, da sempre orgoglio e vanto pugliese e vino bianco, diedero vita ad un impasto che, lasciato per poco a lievitare ed infornato a striscioline sottili, fece la gioia dei pargoli . Ovviamente non siamo certi che sia andata così, ma ci piace pensare che tutto sia iniziato in questo modo: Un anello di pasta, come un abbraccio tra madre e figlio.
  2. I Taralli nei secoli. Ovviamente, i taralli che possiamo mangiare e preparare oggi, hanno subito dei miglioramenti nella ricetta, rispetto a quelli portati a tavola dalla mamma nella leggenda. Per donargli quell’effetto “croccante” che li rendono distinguibili e appaganti, oltre ad essere cotti al forno, i taralli vengono da prima bolliti. Inoltre, sono state aggiunte spezie per insaporirli, come i semi di finocchio e le olive tritate. Un successo che ha rivoluzionato la produzione dei fornai di tutta la regione, non solo per via della vendita di un prodotto richiestissimo e venduto a prezzo accessibile a tutti. Fino a poco tempo fa, erano tantissime le richieste delle massaie di infornare i propri tegami nei forni a legna, dislocati nei paesini, diventando così, un rito comune.
  3. L’origine del nome. Qui gli studiosi si dividono: l’etimologia della parola “tarallo” proviene dal greco o dal latino? Dalla parola greca “daratos” che possiamo tradurre come “specie di pane” o dal latino “torrere” che significa “abbrustolire” ? Un’ipotesi ancora più ardita, ma più vicina foneticamente, attribuisce la sua origine alla parola francese “toral” che sta per “essiccatoio” . Qualunque sia la sua origine etimologica una cosa è certa: oggi la parola “tarallo” è ben nota a tutti.
  4. Taralucci e vino. Cosa significa finire a “tarallucci e vino” ? “Modo di dire” evidentemente nato nel Sud Italia e poi diffuso in tutta la penisola, nasce dalla spensieratezza che genera, anche solo l’idea, dell’aperitivo o il fino pasto a base di taralli, accompagnati ad un buon calice di vino. Letteralmente, indica un lieto fine di una situazione complessa, come un diverbio acceso, risolto in maniera pacifica. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, ha assunto un significato più sarcastico, soprattutto quando è utilizzato per espliciti riferimenti politici: con “va a finire a tarallucci e vino” si indica un accordo, utile, a tutti i contendenti, ideologicamente distanti tra loro.
  5. Ora mettiamo, finalmente, le mani in pasta. Come potrete notare, gli ingredienti sono facili da trovare e il procedimento molto semplice. Un’idea “gustosa” per passare un pomeriggio in famiglia.       Ingredienti:

    • 500 g di farina 00
    • 100 ml di acqua
    • 150 ml di olio extra vergine d’oliva
    • 125 ml di vino bianco
    • sale q.b.
    • semi di finocchio o altre spezie (mai provati con il peperoncino?)

    Preparazione:

    • Disponete la farina a montagnola, al centro del piano di lavoro
    • Nel centro, bucandolo, versate acqua, olio, vino e un pizzico di sale e altre spezie se previste.
    • L’impasto deve essere omogeneo, prendetevi tutto il tempo che ritenete opportuno.
    • Quando l’impasto sarà pronto,dividete in porzioni andando a formare dei “serpentelli” di pasta della lunghezza di circa 6-8 cm.
    • Prendete le estremità, unitele e formate il tarallo.
    • Preparare il forno scaldandolo a 200°.
    • Separatamente fate bollire dell’acqua salata e versateci dentro i taralli. Fate attenzione ad estrarli dall’acqua, appena vengono a galla.
    • Successivamente, dopo quest’operazione disponeteli su un canovaccio ad asciugare e poi passate in forno dopo averli disposti su una teglia oleata.
    • Lasciate cuocere per circa 45 minuti (in forno preriscaldato a 170 gradi), sino a quando non saranno dorati.

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