Cinque cose che non sai su… il Fico d’India

Diffidate dall’aspetto esteriore. Il fico d’India è molto meno “spinoso” di quanto possa sembrare alla prima occhiata. Anzi, è di una dolcezza infinita! Oggi vi raccontiamo le “Cinque cose che non sai su…” il Fico d’India, molto diffuso nel Sud Italia (Sicilia, Calabria e Puglia su tutte), dalle importanti proprietà nutritive, passato alla storia… per un errore! Buona lettura.

  • Il fico d’India appartiene al genere Opuntia, che è il più rappresentativo della grande famiglia delle Cactaceae. Detta “pianta grassa” per la sua ottima capacità di accumulare acqua nei tessuti e quindi resiste a lunghi periodi di siccità. Viene anche chiamato “pianta del deserto” per la sua, impareggiabile, adattabilità a condizioni climatiche che sarebbero proibitive per qualsiasi altra pianta. Infatti sopporta di giorno un calore elevato e di notte bruschi abbassamenti termici.
  • Le origini della pianta del fico d’India sono molto antiche. Si ritiene che sia originaria del Messico (altopiano centrale), ben nota dalle popolazioni precolombiane già 1000 a. C. Pianta sacra per l’antico popolo degli Aztechi: la loro capitale Tenochtitla, pressapoco l’odierna Città del Messico, era stata fondata in quel territorio perché fu notata un’aquila sopra una pianta di fico d’India, così come era stato profetizzato.
  • Perché si chiamano Fichi d’India se provengono dal Messico? Presto detto, colpa di un nostro compatriota, tra i più noti nel Mondo, Cristoforo Colombo. Fu lui a portarla in Europa, precisamente in Spagna, quando tornò dal suo viaggio nel continente americano e aver visitato le isole dei Caraibi, dove questa pianta era molto diffusa. L’errore è noto: quel buontempone di Colombo, credeva di essere giunto in India, ignorando di aver scoperto un nuovo continente. La pianta si diffuse molto rapidamente nel bacino del Mediterraneo, prima come pianta ornamentale, sfruttando un ambiente idoneo per la sua crescita. Oggi è uno degli elementi che più caratterizza alcuni territori mediterranei.
  • Sapevate che sono ben tre le varietà di fico d’India diffuse in Italia? Si distinguono dal colore del frutto: Arancio: La varietà più diffusa, spesso coltivata a filari o a confine tra due poderi. Presenza importante nel Salento, di elevata produttività. Dal sapore dolce. Bianco: in alcune zone è chiamato “fico d’India gelato” per il suo colore chiaro. Poco diffuso, ormai specie spontaneizzata. Sapore dolce, ma meno aromatico. Rosso: anche lui poco comune e ormai quasi spontaneizzato. Chiamato anche “fico d’India sanguigno”. Dolce e profumato. 
  • I fichi d’India sono frutti poco calorici, 100 grammi apportano infatti al nostro organismo circa 55 calorie. Ricchi di fibre, purtroppo sono sconsigliati a chi soffre di diverticoli, per via dei piccoli semi di cui è ricco il frutto, che potrebbero andare a depositarsi nelle anse intestinali, provocando infiammazioni. Per molti contadini del Sud, fino a qualche anno fa, rappresentava la colazione dei campioni, per l’importante apporto energetico che garantiva.

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