Uno degli obiettivi del blog “La Ricerca del Gusto“, che non ci stanchiamo di dichiarare pur sapendo di risultare ripetitivi, è la riscoperta e magari la rivalutazione, di cibi ormai desueti. I rossi frutti del Corbezzolo, ricadono a pieno titolo in questa categoria. Quanti di voi non hanno mai assaggiato e neppure visto al mercato, questi frutti piccoli e tondi? Un vero peccato, anche perché sono ricchi di interessanti proprietà nutrizionali. Con quest’articolo della rubrica “Cinque cose che non sai su… “, cerchiamo di porre rimedio, raccontandovi, come spesso facciamo, la loro storia, le  origini e le  proprietà nutrizionali. Non mancherà una ricetta per valorizzarli in cucina. Buona lettura!

  • Il Corbezzolo (Arbutus unedo L.) appartiene alla famiglia delle Ericaceae. Volendo tracciare un po’ le sue origini, non sbagliamo se diciamo che, originario del bacino del Mediterraneo, si è diffuso fino a toccare le coste atlantiche d’Irlanda, dove ancora oggi possiamo ammirare le popolazioni residue. Questa sua diffusione avvenne durante il periodo Atlantico (dall’8.000 a.C. al 4500 a. C.). Si ritiene, a rigor di logica, che le popolazioni primitive mangiassero le bacche ancor prima che l’uomo incominciasse a coltivare.
  • Il nome “corbezzolo” ha radici nel latino volgare, corbitjus, una “fusione” tra il lemma mediterraneo (preindoeuropeo) corba e del nome del genere latino arbutus . Il nome della specie, unedo, è lascito di Plinio il Vecchio che sosteneva che il sapore del frutto fosse insipido e quindi dopo averne mangiato uno (unum = uno e edo = mangio) non veniva voglia di mangiarne più. Ci permettiamo di dissentire, con tutto il rispetto che abbiamo per il caro Plinio… Piccola citazione per l’ode che, secoli dopo, dedicherà “Al corbezzolo“, il poeta Pascoli. Narra la vicenda di Pallante, figlio di Evandro e alleato di Enea contro Turno, re dei Rutuli. Verrà ucciso e il suo feretro adornato con rami del corbezzolo, ricchi di fiori bianchi e frutti rossi. Bianco (i fiori), Rosso (i frutti) e Verde (il fogliame) : cosa vi ricorda? Pascoli vede in questa pianta che adorna il feretro del giovane, il primo Tricolore e Pallante, primo caduto per l’Italia.
  • Il Corbezzolo è un alberello sempre verde, la sua altezza può raggiungere i 10 metri (più comunemente, possiamo trovare arbusti di 5-6 metri d’altezza). Il tronco presenta una scorza sottile, finemente e regolarmente desquamata in lunghe e strette placche verticali di colore bruno-rossastro. Le foglie persistenti, alterne, coriacee, con breve piccolo, hanno una lamina obovato-ellittica. I fiori sono posti in racemi ramificati di colore bianco crema o rosato, provvisti di corolla lanceolata con 5 denti brevi; il calice ha denti triangolari. Fiorisce da ottobre a dicembre e fruttifica nell’autunno seguente. Il frutto è una bacca globosa di 1-2 cm, di colore rosso scuro a maturità raggiunta, edule, con superficie ricoperta di granulazioni, polpa carnosa con molti semi.
  • Il consumo di elevatissime quantità di corbezzoli, può provocare sensazioni di stordimento simile all’ubriachezza, data dalle piccole quantità di alcool contenute nel frutto dovute all’inizio dei processi fermentativi, infatti a seguito della fermentazione si può ottenere un vino e distillati con proprietà digestive. Dai frutti, foglie e fiori si estraggono principi attivi con proprietà astringenti, antisettiche, antinfiammatorie, antireumatiche. 100 g di corbezzoli apportano circa 76 calorie e contengono: 0,8 g di proteine, 11 g di zuccheri e 8mg di vitamina C.
  • Chiudiamo con una ricetta semplice ma che ha bisogno di un ingrediente speciale: il tempo. Ecco a voi la ricetta per il liquore di corbezzolo.

    Ingredienti

    • corbezzoli maturi 500 g
    • zucchero 500 g
    • Alcol puro 1 l
    • Acqua 0,5 l

    Per preparare il liquore di corbezzolo è necessario lasciare i frutti di corbezzolo in alcol puro per circa un mese. I corbezzoli vengono lavati e asciugati, posti in un barattolo di vetro piuttosto capiente e ricoperti a filo con l’alcol puro. Il recipiente va conservato al riparo dalla luce per un mese. Al termine dei trenta giorni è necessario passare l’estratto con un colino a maglie strette, anche più di una volta, per renderlo limpido. A questo punto preparo lo sciroppo portando a bollore 500 ml di acqua e 500 grammi di zucchero. Quando lo zucchero è ben sciolto, spegnere il fuoco e lasciarlo a raffreddare. Mescolate quindi l’essenza e lo sciroppo con cura. Se occorre, filtratelo ancora con carta da filtro per raggiungere la limpidità richiesta.

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