Per parlarvi del Sambuco, tralasceremo, volutamente, l’aspetto legato al “fantastico”. Non perché non sia interessante, ma perché apriremmo uno scrigno di leggende e miti che difficilmente sapremmo gestire. Il Sambuco, nelle favole che ancora oggi potrete trovare a bizzeffe in rete, è la pianta tanto cara alle fate. Addirittura, si narra che la Regina delle Fate, l’abbia scelto come sua dimora, ben nascosta al suo interno tra fiorellini delicati, bianchi a simboleggiarne la purezza e profumati. Ora, non aspettatevi di certo le indicazioni per andare a caccia di fate in quest’articolo… Qualcosa di “magico”, certamente, come la sua storia, i suoi usi molteplici e le sue proprietà nutrizionali. “Cinque cose che non sai su… il Sambuco”: un albero magico, davvero.

  • Il Sambuco (Sambucus nigra L.) è una pianta angiosperma dicotiledone. Appartenente alla famiglia delle Adoxaceae e al genere Sambucus , è molto diffusa in Italia, principalmente negli ambienti ruderali (fateci caso! è diffusissima lungo le linee ferroviarie e nei parchi) , boschi particolarmente umidi e rive di corsi d’acqua. Le sue origini? Europee e del Caucaso, ma con gli anni ha affermato un “carattere” cosmopolita ed oggi è possibile ritrovarla in tutte le aree dal clima temperato, dei continenti.
  • Sapevate che il nome “Sambuco” è legato al mondo della musica? C’è una teoria diffusa che fa derivare il suo nome dal greco “Sambike”, strumento musicale che, per l’appunto, si fabbricava con i rami della pianta del Sambuco, che venivano svuotati del midollo. Ma c’è anche una possibile origine latina. la parola “sambuca” stava ad indicare uno strumento musicale a corde ed in seguito, degli strumenti a fiato. Una musicalità che non ritroviamo nel nome specifico: dal latino “niger”, riconducibile riferimento al colore delle drupe.
  • Il Sambuco è un albero, ma è possibile ritrovarlo come arbusto, che può raggiungere la considerevole altezza di dieci metri. Caratteristico il tronco, piuttosto corto, irregolare e nodoso. I rami del tronco presentano il noto midollo centrale bianco, soffice ed elastico, costituito da cellule sferiche dalla sottile parete di cellulosa. Le foglie sono lunghe 20-30 cm ed emanano un odore gradevole. I piccoli fiori sono riuniti in infiorescenze penduncolate, ombrelliformi che possono raggiungere il diametro di 20 cm e sono molto profumati. I frutti sono piccole drupe globose, prima verdi poi, a maturazione raggiunta, viola-nerastre, lucide e succose. Il sapore è dolce, maturano nel mese di luglio.
  • Molteplici sono gli usi delle varie parti della pianta del sambuco. Le foglie e la scorza fresca vengono impiegate per preparazioni medicinali di tipo cutaneo. La medicina popolare utilizzava i frutti per la preparazione di succhi e decotti, per le loro proprietà diuretiche e lassative. I fiori vengono usati per preparare frittelle (ne parliamo nel prossimo punto), dolci ed uno squisito sciroppo. Ed ancora tanto altro, ad esempio con i frutti ben maturi si ottiene un fermentato (vino di sambuco) e si possono preparare sciroppi, gelatine e marmellate. Il midollo di sambuco veniva impiegata nella strumentazione da laboratorio e in modellistica.
  • Frittelle di fiori di sambuco. Mai assaggiate? Ecco qui la ricetta per mettervi alla prova.            Ingredienti:
    10 fiori di sambuco
    100 grammi di farina 
    acqua fredda                                                                                                  

    olio extravergine d’oliva e zucchero grezzo, quanto basta

    Preparate una pastella, facendo attenzione che non sia né troppo densa né troppo liquida (piccolo consiglio: lasciatela riposare in frigo per almeno cinque ore).
    Mettete sul fuoco un padellino, rigorosamente in ferro, con due dita di olio; munitevi di un cucchiaio di legno; quando, infilando il manico del cucchiaio nell’olio, compariranno una serie di bollicine che si espanderanno a raggiera verso l’esterno, il vostro olio avrà raggiunto la giusta temperatura. Intingete un fiore di sambuco alla volta nella pastella che avete preparato, tenendolo per il gambo, e poi mettetelo subito a testa in giù nell’olio bollente; dopo due o tre minuti giratelo, aspettate che sia dorato e croccante anche sull’altro lato.
    Usate un foglio di carta per assorbire l’unto in eccesso, poi adagiateli in un piattino, con una spolverata di zucchero a velo. Facile, no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.