Intervista al fotografo Gian Luca Castagliola – “Vi racconto la mia Procida che non c’è più”

Di interviste, negli anni, ne ho fatte tante, ma questa è una prima volta che ricorderò. Ho conosciuto Gian Luca Costagliola ,graditissimo ospite di oggi, qualche anno fa ,come spesso succedo di questi tempi: per caso su Instagram, dove potrete trovarlo come  _foodandglamour_ , colpito dall’originalità dei suoi post. Da tempo avevamo in mente di realizzare quest’intervista, mai avrei potuto immaginare che mi avrebbe risposto addirittura in sella alla sua moto, nelle soste da chissà quali corse nella sua amata isola di Procida. Un “dettaglio” che tanto racconta di lui, amante dell’insolito, fotografo con una laurea in Economia, messa nel cassetto per fare spazio a sogni e brucianti passioni. L’occasione propizia per mettere nero su bianco le nostre chiacchierate in chat, è stata la pubblicazione del suo primo libro L’Isola Piccola – Emozioni Fra Cielo e Mare , che vi consiglio. Scoprirete una raccolta, decisamente poco convenzionale, di suoi scatti ricchi di racconti, versi, impressioni che vi faranno scoprire una Procida autentica, non “patinata”, romantica come solo gli occhi di un cantastorie possono narrare.

Candido Marinelli: – Finalmente sei qui con noi! Ma vuoi raccontare chi è Gian Luca Castagliola a chi, aimhè, non ne ha la più pallida idea?
Gian Luca Castagliola: – Nasco a Procida il quattro aprile del millenovecentosettanta. Appassionato di motori, meglio se con due sole ruote, di fotografia e di tutto ciò che esprime bellezza. Una laurea in economia, per adesso parcheggiata in un cassetto, riscopro la fotografia e il racconto. Preferisco il glamour e i particolari, non amo fotografare il solito e quindi difficilmente vengo attratto da albe e tramonti. Mi piace cercare i dettagli delle cose e nelle figure delle persone.
Amo le tradizioni e cerco di raccontarle con un tocco “gentilmente glamour” con l’aiuto della mia Monik.
Ho pubblicato un libro di foto che ho fatto raccontare dalla penna degli amici. Un libro su Procida, quella che amo e che forse non si trova più. In cantiere un altro libro di foto in collaborazione con un professionista del settore e l’apertura del cassetto per riprendere in mano una vita sconvolta da avvenimenti inaspettati. Gian luca: una figlia, una moglie, una moto e una macchina fotografica.

C.M.:- Quale è la tua Ricerca del Gusto?
G.L.C.:- Più che il gusto mi piace cercare i ricordi e le sensazioni che il cibo ci regala. Immaginate di mangiare un mandarino, io lo sto facendo in questo istante. Ma avete mai pensato che il suo profumo apre un mondo di ricordi? A me viene in mente il Natale trascorso con i cugini, le serate a giocare a tombola usando i pezzettini delle bucce come “segnacartelle”. Mi vengono in mente i “camponi” negli orti di Procida quando si marinava la scuola e … niente poi non tutti i ricordi si possono raccontare. Ecco mi piace ricercare il gusto sotto questo punto di vista e riportarlo ad una emozione e uso la fotografia come collante speciale.

C.M.:- Qual è il rapporto tra cucina e seduzione?
G.L.C.:- Come scrivo sempre alla fine dei miei post, la fotografia e la cucina sono arti che richiedono amore e dedizione, raccontano storie, luoghi e sensazioni. Con un tocco di glamour cerchiamo di dare vita a “fotoracconti e storicette” ricche di posti, storie, colori e sapori. Ma soprattutto di alchimie per rallegrare ed unire le famiglie, gli amici e soprattutto gli amanti. Ecco in queste parole è racchiuso un pochino tutto il mio pensiero sulla seduzione ed il cibo. La seduzione a tavola esiste sempre, sia che i commensali siano amanti, amici o semplici conoscenti occasionali. Il cibo con i suoi colori, con i sapori particolari e ricercati e specialmente con gli aromi e gli odori è capace di accendere i mille recettori del nostro corpo e creare quelle sensazioni che poi aprono le porte all’amore e alla passione. Bisogna però saperli dosare e non cadere mai nella banalità. Per esempio è vero che fragole e cioccolato possono essere un valido compromesso seduttivo. Ma è altrettanto vero che se compro un chilo di fragole al supermercato e un vasetto di crema di cioccolato non ottengo il risultato sperato. Ci vuole una ricerca di eccellenza nel prodotto, una presentazione visiva d’effetto, una ricerca di un buon accompagnamento con vini eccellenti o liquori e una musica adatta. Ci vuole un mondo di seduzione da accompagnare al cibo se vuoi che tutto si trasformi in un bel ricordo.

C.M.:- Come si racconta un territorio?
G.L.C.:- Il territorio si racconta con la semplicità, con quei pochi o tanti prodotti che ci regala ma senza esagerare. Il prodotto va raccontato rispettando la sua essenzialità e le sue peculiarità senza sconvolgerlo. Ci si aggiunge un pochino di storia magari raccontata con la voce dei nostri nonni e niente di più. Io, il mio territorio, l’ho raccontato con un libro di foto e di racconti scritti da amici e persone che non conosco se non in “dad” sui social. E l’ho fatto in una maniera non convenzionale dove le foto sono appunto scelte in base a delle sensazioni. È stata una fantastica esperienza che sta aprendo le porte ad un nuovo libro che sarà a due macchine fotografiche. La mia da amatore e quella di un Professionista, il fotografo partenopeo Matteo Anatrella.

C.M.:- Come è cambiata (e se è cambiata) la percezione del “bello” con l’avvento dei social e quale piatto della tradizione non potrà mancare sulla tua tavola in festa?
G.L.C.:- Con l’avvento dei social tutto è diventato “di più”. Si tende a fotografare di tutto e spesso in maniera approssimata e scontata. Con lo smartphone a disposizione si racconta tutto ma proprio tutto della nostra vita e spesso si cade nel banale e nel superfluo. Quello che per me è bello può non esserlo per qualcun altro e dobbiamo quindi saper scegliere con attenzione cosa e come fotografare. Io cerco di accomunare il cibo e la vita quotidiana al glamour e so che non a tutti può piacere. Ma cerco di farlo studiando e investendo (ho speso un botto ultimamente in macchina fotografica e attrezzi vari) per farlo al meglio. Poi se una mia foto piace mi fa piacere. Ma se non piace cerco di capire dove ho sbagliato per migliorarmi. Certo che il pubblico va selezionato per avere un’idea di ciò che stai facendo. La critica da chi fotografa con il cellulare il gattino non mi interessa, mentre mi interessa la critica, meglio se quella negativa, di chi questa professione la fa veramente.
Il cibo che non mancherà sulla mia tavola di Natale è quello del cuore. Il pane fatto nel forno a legna delle pizze, la pasta che piace ai genitori, la pizza di scarole, l’insalata di rinforzo…in pratica non mancherà nulla.

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